Il tuo gatto ha appena vomitato e stai cercando di capire se è il caso di preoccuparti. La risposta dipende da quanto spesso succede, da cosa contiene il vomito e da come sta il gatto nelle ore successive. Ecco le cause più comuni, la frequenza che i veterinari considerano accettabile e i segnali che non vanno rimandati.
Vomito o rigurgito: la prima distinzione
Non tutto quello che esce dalla bocca del gatto è vomito in senso medico. Il vomito vero è un processo attivo: il gatto si piega, contrae i muscoli dell’addome e spesso emette conati prima di espellere il contenuto, che può essere parzialmente digerito o accompagnato da schiuma o bile.
Il rigurgito, invece, è passivo: il cibo torna su quasi subito dopo il pasto, senza conati, spesso ancora intero o a forma di tubo, perché non ha ancora raggiunto lo stomaco. Secondo PetMD, questo tipo di episodio è tipico di problemi dell’esofago, come il megaesofago, e se si ripete va segnalato al veterinario insieme a eventuali tosse o difficoltà respiratorie, che possono indicare una polmonite da aspirazione.
Capire quale dei due stai osservando aiuta già a restringere le cause: il rigurgito punta all’esofago, il vomito vero a stomaco, intestino o organi più lontani come fegato, reni o pancreas.
Quanto vomito è considerato normale
Il Cornell Feline Health Center, uno dei centri di riferimento per la medicina felina, è chiaro su un punto: anche il gatto più sano può vomitare occasionalmente. Il problema comincia quando il vomito diventa frequente o si accompagna ad altri sintomi.
Secondo Cornell, un gatto che vomita più di una volta alla settimana, oppure che oltre al vomito mostra letargia, debolezza, calo dell’appetito, sangue nel vomito, aumento della sete o cambiamenti nella minzione, va portato dal veterinario senza aspettare. Per i boli di pelo, lo stesso centro indica che espellerne uno ogni settimana o due, senza altri problemi, non è un evento raro né necessariamente preoccupante.
La VCA Hospitals distingue poi il vomito acuto, che dura non più di due o tre giorni e spesso si risolve da solo senza che si arrivi mai a una diagnosi della causa, dal vomito cronico, che persiste per più di una o due settimane nonostante le cure di base: in questo caso il gatto ha quasi sempre bisogno di accertamenti specifici per individuare la causa.
Le cause più comuni
Boli di pelo
I gatti ingeriscono pelo mentre si lavano, soprattutto le razze a pelo lungo o nei periodi di muta. Quando il pelo si accumula nello stomaco invece di proseguire nell’intestino, il gatto lo espelle sotto forma di bolo, spesso allungato e ricoperto di schiuma o cibo parzialmente digerito. È la causa più frequente di vomito occasionale e, nella maggior parte dei casi, non richiede altro che una spazzolatura più regolare.
Aver mangiato troppo in fretta
Un gatto che si avventa sulla ciotola e ingoia grandi bocconi d’aria insieme al cibo può vomitare pochi minuti dopo il pasto, con il cibo ancora quasi intatto. Capita spesso nei gatti che vivono con altri animali e sentono di dover fare in fretta, o che restano a digiuno troppe ore tra un pasto e l’altro. Ciotole a più scomparti o distributori che allungano i tempi del pasto riducono il problema.
Cibo avariato, piante o oggetti ingeriti
Il Cornell Feline Health Center elenca tra le cause comuni di vomito l’ingestione di cibo avariato, foglie di piante tossiche, farmaci per uso umano, filo o spago, anticongelante, cioccolato o cipolla, e piccoli oggetti come elastici. Se sospetti che il gatto abbia ingerito una sostanza tossica, Cornell raccomanda di chiamare subito il veterinario e di non provare a far vomitare il gatto da solo: in alcuni casi il vomito può causare più danni della sostanza stessa lungo l’esofago.
Parassiti intestinali
I parassiti intestinali, soprattutto nei gattini o nei gatti che vivono all’aperto, sono una causa comune di vomito ricorrente insieme a diarrea e perdita di peso. Un controllo delle feci dal veterinario è il modo più semplice per escluderli; ne parliamo anche nella guida agli antiparassitari per gatti, utile se il gatto non fa prevenzione regolare.
Malattie più serie nel gatto anziano
Nei gatti sopra i 7-8 anni, il vomito ricorrente può essere il primo segnale di malattia renale cronica, ipertiroidismo, diabete o pancreatite. La VCA Hospitals segnala anche la malattia infiammatoria intestinale (IBD) e, più raramente, tumori del tratto digestivo tra le cause di vomito cronico. In questi casi il vomito raramente arriva da solo: spesso si accompagna a calo di peso, cambi di appetito o nella sete, che vale la pena notare e riferire al veterinario.
Cosa fare dopo un episodio isolato
Se il gatto ha vomitato una sola volta, sembra vivace e normale subito dopo, non ha febbre e si muove senza segni di dolore, la maggior parte delle fonti veterinarie consiglia di osservarlo nelle ore successive prima di allarmarsi. Il MSD Veterinary Manual indica che un digiuno alimentare di circa 24 ore può aiutare lo stomaco a riposare nei casi di vomito acuto lieve, ma avverte di non prolungarlo oltre le 24 ore: nei gatti un digiuno troppo lungo può favorire la lipidosi epatica, una malattia del fegato seria e potenzialmente fatale.
L’acqua va lasciata sempre a disposizione, a differenza del cibo: privare il gatto di acqua può peggiorare la disidratazione invece di aiutarlo. Gattini, gatti anziani o già debilitati non vanno mai lasciati a digiuno: in questi soggetti il rischio di un digiuno, anche breve, supera il beneficio, quindi la scelta giusta è chiamare il veterinario invece di aspettare.
Quando il gatto torna a mangiare, meglio iniziare con piccole quantità di un cibo facilmente digeribile, come pollo bollito senza condimenti, e tornare gradualmente alla dieta abituale nei giorni seguenti.
Quando andare dal veterinario
Vanno considerati segnali da non rimandare:
- vomito che si ripete più di una volta alla settimana, anche se il gatto sembra stare bene tra un episodio e l’altro;
- sangue nel vomito, rosso vivo o simile a fondi di caffè;
- tre o più episodi di vomito nelle stesse 24 ore;
- vomito insieme a letargia, debolezza, dolore all’addome o rifiuto del cibo per più di 24 ore;
- gatto che non riesce a trattenere nemmeno l’acqua;
- segni di disidratazione: gengive secche o appiccicose, occhi infossati, pelle che resta “pizzicata” se solleví quella sopra le scapole invece di tornare subito in posizione;
- sospetta ingestione di una sostanza tossica, una pianta velenosa o un oggetto estraneo.
In presenza di uno di questi segnali, la VCA Hospitals raccomanda di non aspettare che il gatto “si riprenda da solo”: una visita tempestiva permette di individuare la causa prima che la disidratazione o uno squilibrio di elettroliti peggiorino il quadro. Se il gatto fatica anche a mangiare, può essere utile leggere anche la guida su cosa fare quando il gatto non mangia, perché le due situazioni spesso si sovrappongono.
Conclusione
Un episodio isolato di vomito, specialmente se legato a un bolo di pelo o a un pasto ingurgitato troppo in fretta, non è di per sé un allarme. Il punto di attenzione è la frequenza e la compagnia: vomito ripetuto, sangue, letargia o un gatto che smette di bere sono il confine tra “osservare” e “portarlo dal veterinario”. Nei dubbi, soprattutto con gattini o gatti anziani, meglio una telefonata in più al veterinario che aspettare un giorno di troppo. Anche il modo in cui il gatto si idrata nei giorni successivi conta: se noti che beve meno del solito, la guida su quanto dovrebbe bere un gatto spiega come valutarlo.
Fonti: Cornell Feline Health Center (vomiting in cats, soglia di una volta alla settimana, cause comuni, ingestione di tossici), VCA Hospitals (vomito acuto vs cronico, cause, segnali di emergenza, rischio di disidratazione e squilibri elettrolitici), PetMD (differenza tra vomito e rigurgito, megaesofago), MSD Veterinary Manual (digiuno alimentare dopo un episodio acuto, rischio di lipidosi epatica nei gatti), Webvet (segni di disidratazione).
